Wado-ryu Karate

Il Wado-ryu è uno stile giapponese di karate fondato nel 1934 dal maestro Hironori Otsuka. Wado-ryu significa Stile della Via della Pace/Armonia.

faq sul wado-ryu

Grazie all’influenza del jujutsu il Wado è incentrato sul principio della cedevolezza (ju): mentre altri stili cercano di bloccare i colpi dell’avversario arrestandone l’energia, il Wado-ryu utilizza la forza dell’avversario a proprio vantaggio, per poi ritorcergliela contro. Inoltre, esprime la potenza attraverso velocità e precisione, eliminando i movimenti non necessari (mudana dosa). Sviluppa elasticità, velocità e abilità minimizzando l’utilizzo della forza bruta in favore di una vera e propria intelligenza dinamica.

Non c’è un’età rigidamente prestabilita, perché dipende da bambino a bambino. Solitamente, intorno ai tre o quattro anni è possibile iniziare un avviamento al karate, mentre intorno ai 6/7 anni si può iniziare, progressivamente, il percorso marziale.

Si può iniziare a praticare a qualsiasi età, anche senza avere precedenti esperienze. Il Wado-ryu è uno stile morbido, fluido e progressivo che privilegia le posizioni e i movimenti naturali del corpo. Pertanto è altamente indicato in tutte le stagioni della vita e per persone dalle più disparate condizioni.

Sì, ed è provato da studi scientifici. Il Wado-ryu è terapeutico per i bambini iperattivi o con disturbi del comportamento. Secondo uno studio americano del 2007 pubblicato sull’International Journal of Offender Therapy, nei bambini che praticato il Wado-ryu è stato osservato un significativo miglioramento di intensità, adattabilità e capacità di regolazione dei propri stati emotivi. Pertanto può essere una valida risorsa terapeutica nell’età dello sviluppo e nell’adolescenza per i disturbi del comportamento, l’aggressività, il disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD), l’autismo, la fobia sociale e le sindromi ansioso-depressive.

Naturalezza e fluidità delle sue tecniche rendono il Wado un valido strumento di fitness nell’età adulta, sviluppando la mobilità articolare, la flessibilità e la reattività muscolare, migliorando i tempi di reazione e praticamente tutti i livelli di abilità, generale e specifica. È anche un potente allenamento per la mente, a vantaggio della capacità di attenzione. Tutti elementi utili nella vita quotidiana (come, per esempio, quando si guida). Inoltre, praticando scalzi si rafforza la pompa plantare, a tutto vantaggio del sistema cardiocircolatorio, e l’approccio naturale alle posizioni offre, di fatto, risultati analoghi alla ginnastica posturale. Il tutto, imparando un’arte marziale.

No, tutt’altro. Di fatto, è una delle discipline più sicure sia per i bambini sia per gli adulti. L’attenzione che viene posta in ogni attività, l’incremento della mobilità articolare, delle capacità motorie, dell’equilibrio, della concentrazione e della padronanza di sé ne fanno uno sport e un’arte marziale ideali.

Il karate di Okinawa nasce come tecnica di combattimento e difesa personale. Il jujustu giapponese era l’arte marziale alla base dell’addestramento dei guerrieri samurai. Il Wado-ryu deriva dall’incontro del karate con il jujutsu, pertanto la risposta è sì. L’insegnamento del Wado-ryu tradizionale è incentrato sull’efficacia delle tecniche e sul progressivo e costante allenamento del corpo e della mente per potenziare la capacità di reazione individuale in ogni circostanza della vita.

Sì, e non solo a vantaggio di chi ne è vittima. Il karate tradizionale fortifica i bambini nel corpo e nello spirito, infondendo in loro via via maggiore sicurezza e padronanza di sé e grazie all’adozione delle tradizioni del Budō – intrise di spirito e disciplina Zen – risulta particolarmente efficace nell’armonizzazione delle relazioni.

I praticanti indossano il dogi, un’uniforme di cotone bianco che simboleggia la purezza a cui tendere e l’irrilevanza delle differenze socio-economiche.

I colori delle cinture premiano l’impegno profuso da ciascuno e assegnano via via maggiori responsabilità verso se stessi e gli altri. I saluti rituali verso il dojo e i compagni allenano i ragazzi al rispetto dei luoghi comuni e delle persone con cui interagiscono. La pulizia rituale del tatami insegna a prendersi cura degli spazi in cui si vive.

La disciplina che regola ogni allenamento favorisce un ambiente silenzioso e collaborativo, in cui apprendere e migliorarsi diventa l’obiettivo condiviso.

Inoltre, studi scientifici hanno dimostrato che il karate tradizionale riduce il livello di aggressività nei ragazzi, rendendoli più sicuri di sé e più propensi ad intervenire in aiuto degli altri (leggi l’articolo).

In un contesto come questo è possibile contrastare il fenomeno del bullismo fornendo a chi ne è vittima gli strumenti per spezzare la dinamica vittima-carnefice senza demonizzare il “carnefice”, che di solito, ricordiamolo, è comunque un bambino. Nel dojo attiviamo programmi mirati che prevedono sia l’emancipazione e il riscatto di chi il bullismo lo subisce sia il recupero e l’evoluzione di chi, quell’odioso comportamento, lo mette in atto.

Sì. Il karate, e in special modo lo stile Wado-ryu, che privilegia posizioni morbide e naturali, può essere di enorme beneficio per le persone con disabilità. La WKSI – l’associazione a cui il dojo Wado Waza aderisce – attraverso il progetto permanente Abili al Karate, da tempo accoglie nei suoi dojo persone con ogni tipo di disabilità, fisica o psichica. Siamo iscritti all’associazione internazionale IKF – IKKAIDO per lo sport e le arti marziali inclusive e partecipiamo ad alcuni progetti europei (Deporte Inclusivo Europeo, PRIMEParticipation, Recreation and Inclusion through Martial Arts Education, Erasmus+) che hanno lo scopo di mettere a punto metodi di insegnamento adattati che mirano alla più completa e armonica inclusione delle persone con disabilità. Materia su cui la WKSI è all’avanguardia.

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