Halloween Free Day: “vestiti” da karateka!

Per Halloween, quest’anno, “vestiti” da karateka! Martedì 30 ottobre 2018 Wado Waza festeggia l’antivigilia di Ognissanti con un Halloween Free Day all’insegna di un di karate da brividi! Con l’occasione, i due allenamenti dedicati rispettivamente ai bambini (dai 6 ai 13 anni) e ad adulti e ragazzi (da 14 anni in su) saranno aperti e gratuiti per chiunque voglia partecipare.

Non è necessaria alcuna prenotazione: basta presentarsi con sufficiente anticipo al desk del centro sportivo Life Sport Wellness e chiedere di partecipare all’Halloween Free Day di karate. Alla fine dell’allenamento, i più piccoli riceveranno un gadget simpatico spettrale a ricordo della giornata.

Ecco gli orari:

  • Bambini (da 6 a 13 anni):                          17.00 – 18.00 (sala Green)
  • Ragazzi (da 14 anni in su) e Adulti:       19.45 – 21.15 (sala Green)

Non perdere l’occasione, festeggia la vigilia di Halloween con noi. Diventa un karateka da paura!

Addio, Takagi Sensei. Lutto nel mondo del Wado

Un altro grande maestro del Wado-ryu è venuto a mancare. Hideho Takagi Sensei, presidente della Commissione Tecnica della Japan Karatedo Federation Wado-kai, è morto dopo aver lottato a lungo contro un brutto male. Aveva da poco compiuto settantasei anni.Hideho Takagi, insieme al già compianto Toru Arakawa (scomparso nel 2015), è stato il massimo punto di riferimento tecnico per la JKF Wadokai, in Giappone e nel mondo, negli ultimi trent’anni. Sempre sorridente e disponibile, pronto allo scherzo e all’ironia, sapeva essere allo stesso tempo molto severo, a cominciare da se stesso. Di lui in Occidente si sa poco, perché non ha mai voluto rilasciare interviste. “Non ho nulla di interessante da dire”, si giustificava con le riviste specializzate che regolarmente tentavano di convincerlo.

I karateka che hanno avuto il privilegio di seguire le sue lezioni giurano che fosse il wadoka più veloce e preciso che abbiano mai visto, implacabile nel kumite e superbo nei kata. In gioventù ha partecipato a una sola competizione internazionale, vincendola. Il motivo per cui non ha gareggiato di più è che Hironori Ohtsuka, il fondatore del Wado, non era mai nella giuria. Tranne che una volta: quella a cui partecipò e vinse.

Hideo Tagaki, Giuseppe CarloniIl maestro Takagi era nato in Manchuria, in China, al tempo dell’occupazione giapponese, il 23 luglio del 1942. Nel 1953 era tornato nella madre patria, con la sua famiglia, stabilendosi a Tokyo, dove nel 1966 iniziò a studiare medicina (specializzandosi poi come dentista) alla Nihon University. Proprio lì conobbe Hironori Ohtsuka, che nella palestra dell’università teneva un corso di karate, e iniziò a praticare, sotto la sua guida, il Wado-ryu.

Bob Nash racconta che Takagi fu il primo a cui Ohtsuka disse di eseguire il passo del Seishan senza prima sbloccare (aprendolo) il piede anteriore, perché aveva capito che quel suo talentuoso allievo aveva introiettato l’essenza del movimento e poteva quindi sbarazzarsi di quel passaggio intermedio.

Giuseppe Carloni, Hideo Takagi, Roberto Danubio, Maurizio ParadisiHideho Takagi, 8° dan JKF Wado-kai e già membro del comitato direttivo della federazione di stile, rimase vicino a Ohtsuka fino alla fine, anche se, pochi mesi prima della morte del fondatore, quando il mondo del Wado si spaccò in due, scelse di rimanere nella JKF Wado-kai, di cui divenne in seguito la massima guida tecnica.

“Sento che il mio compito e dovere principale è quello di mantenere il Wadoryu vivo, facendo sì che le tecniche insegnateci da Hironori Ohtuska vengano eseguite correttamente e con efficacia”, confidava ai suoi collaboratori. E quelli che lo hanno conosciuto e che con lui si sono allenati possono testimoniare, ancora una volta, quanto bene ci sia riuscito.

 

 

Il karate e le arti marziali tradizionali potenziano le facoltà del cervello

di Ashleigh Johnstone
(Tratto e tradotto da questo articolo sul The Independent)

Allenamento per istruttori al Renshin Kan dojo di Weinfelden, SvizzeraSiamo tutti consapevoli dei molti vantaggi dell’attività motoria, come il miglioramento della forma fisica e della forza. Ma cosa sappiamo degli effetti specifici dei vari tipi di attività? I ricercatori hanno già dimostrato che, per esempio, il jogging può aumentare l’aspettativa di vita, mentre lo yoga ci rende felici. Tuttavia, esistono attività che vanno oltre il miglioramento della salute fisica e mentale: le arti marziali, infatti, possono anche aumentare le capacità di elaborazione e apprendimento del cervello.

I ricercatori dicono che ci sono due modi per migliorare l’attenzione: attraverso l’addestramento dell’attenzione (AT – Attention Training) e l’addestramento sullo stato di attenzione (AST – Attention State Training). L’AT si basa sulla pratica di un’abilità specifica e sul miglioramento di quell’unica abilità, non di altre. Per esempio, utilizzando un videogioco per l’allenamento mentale.

L’AST, d’altra parte, permette di entrare in uno stato mentale specifico che consente una maggiore concentrazione. Questo può essere fatto attraverso la meditazione o lo yoga, tra le altre cose.

È stato ipotizzato che le arti marziali siano una forma di AST e, a sostegno di questa tesi, recenti ricerche hanno dimostrato un legame tra pratica marziale e vigilanza migliorata. Sostenendo ulteriormente questa idea, un altro studio ha dimostrato che la pratica delle arti marziali, in particolare del karate, è legata a prestazioni migliori nelle attività che richiedono la cosiddetta attenzione divisa, ovvero la capacità di svolgere due o più mansioni nello stesso momento (multitasking).

Si tratta di test in cui la persona deve tenere a mente due differenti regole e rispondere ai segnali in base al fatto che siano uditivi o visivi.

Allenamento per bambini da 6 a 12 anni presso il dojo Wado Waza KarateIn uno studio statunitense, ai bambini di età compresa tra gli otto e gli undici anni è stato assegnato il compito di seguire corsi di arti marziali tradizionali incentrati sul rispetto delle altre persone e della difesa personale come parte di un programma anti-bullismo. Ai bambini è stato anche insegnato come mantenere un adeguato livello di autocontrollo nelle situazioni critiche.

I ricercatori hanno scoperto che l’allenamento nelle arti marziali ha ridotto il livello di aggressività nei ragazzi e che erano più propensi ad intervenire in aiuto di qualcuno che era stato vittima di bullismo rispetto a prima di prendere parte all’addestramento. […]

È interessante notare che questo effetto anti-aggressione non è limitato ai bambini piccoli. Un’altra ricerca ha riscontrato una riduzione dell’aggressività fisica e verbale, così come l’ostilità, anche negli adolescenti che praticavano le arti marziali. […]

Dato che molti scienziati stanno ora esaminando i legami tra benessere emotivo e salute fisica, è fondamentale notare che le arti marziali hanno dimostrato di migliorare anche il benessere emotivo di una persona.

Nel corso di un’ulteriore ricerca, quarantacinque adulti di età compresa tra i sessantasette e i novantatré anni sono stati divisi in tre gruppi e invitati, rispettivamente, a prendere parte a un addestramento di karate, a un addestramento cognitivo e a un normale addestramento fisico di tipo occidentale, per un minimo di tre e un massimo di sei mesi.

Pratica dei Tantodori, difesa tradizionale da coltello

Gli adulti nel gruppo del karate hanno mostrato livelli più bassi di depressione dopo il periodo di allenamento rispetto ad altri gruppi, forse a causa del suo aspetto meditativo. È stato anche riferito che questi adulti hanno anche mostrato un maggiore livello di autostima, dopo il periodo di allenamento.

Dopo aver confrontato un gruppo di controllo sedentario con un gruppo di persone che praticavano il karate, alcuni ricercatori italiani hanno scoperto che il karate può migliorare la memoria di lavoro. Hanno impiegato un test che comportava la memorizzazione e la ripetizione di una serie di numeri, sia nell’ordine corretto che all’indietro, che sono aumentati di difficoltà fino a quando il partecipante non è stato più in grado di continuare.

Il gruppo del karate era molto più bravo in questo compito rispetto al gruppo di controllo, nel senso che potevano ricordare e ripetere più serie di numeri. Un altro progetto ha trovato risultati simili confrontando la pratica marziale con il comune esercizio di tipo occidentale (allenamento di forza, durata e resistenza).

Evidentemente, c’è molto di più del semplice allenamento, nelle arti marziali. Sebbene siano state praticate per autodifesa e sviluppo spirituale per molte centinaia di anni, solo di recente i ricercatori dispongono degli strumenti scientifici per valutare la reale portata che queste pratiche hanno sul cervello. ♦ Read it in English → Independent.co.uk

Ashleigh Johnstone è ricercatore in Neuroscienze cognitive presso la Bangor University. La sua tesi di dottorato si intitola “Cognitive changes associated with martial arts practice – I cambiamenti cognitivi associati alla pratica delle arti marziali”.