Le arti marziali migliorano le capacità di attenzione, secondo nuovi studi scientifici

di Ashleigh Johnstone (tratto e tradotto da The Conversation) —

Le arti marziali richiedono un buon livello di forza fisica, ma coloro che le praticano devono anche sviluppare un’incredibile quantità di acutezza mentale.

La forza mentale è così importante, per le arti marziali, che i ricercatori hanno scoperto che la maggiore potenza espressa nei colpi dai più esperti karateka dipende probabilmente da un migliore controllo dei movimenti muscolari da parte del cervello, piuttosto che dall’aumentata forza muscolare. Altri studi hanno hanno riscontrato che i bambini che praticano arti marziali tendono ad avere voti più alti nei test matematici e un comportamento migliore.

Un dato che ci porta a una domanda interessante: praticare arti marziali fa sì che il cervello sviluppi un migliore controllo o sono le persone che già godono di queste caratteristiche cerebrali a scegliere di praticare le arti marziali? È proprio per chiarire questo dilemma che il nostro team ha svolto ricerche, con risultati interessanti.

Attenzione marziale

Abbiamo specificamente misurato l’attenzione per valutare il controllo mentale, dal momento che ricerche precedenti hanno suggerito che la meditazione e l’esercizio fisico possono entrambi avere effetti benefici sull’attenzione. Si potrebbe sostenere che le arti marziali sono una combinazione di entrambi: una forma di allenamento che include aspetti di meditazione e consapevolezza.

Nel nostro studio, pubblicato di recente, abbiamo reclutato 21 adulti che praticano arti marziali a livello amatoriale (karate, judo e taekwondo, tra gli altri) e 27 adulti senza esperienza particolare negli sport. E li abbiamo sottoposti a un test sul sistema di attenzione.

Il test valutava tre diversi tipi di attenzione: la vigilanza (il mantenimento attivo e volontario dell’attenzione), l’orientamento del focus (la capacità di cambiare il proprio stato di vigilanza e concentrazione) e l’attenzione esecutiva (la capacità di individuare la risposta più appropriata quando ci sono informazioni contrastanti).

Ido Kihon nel turno serale dedicato agli adulti

Eravamo particolarmente interessati alla vigilanza. Una persona con un punteggio elevato nel test sulla vigilanza dovrebbe essere più capace di rispondere a stimoli imprevedibili.

Mentre esistono differenze nelle varie arti marziali in termini di filosofia di base, intensità, e maggiore o minore predisposizione al combattimento o alla meditazione, nel nostro studio non abbiamo diviso i vari praticanti in base alla loro arte o al loro stile di provenienza.

Una futura ricerca potrebbe concentrarsi sul confronto tra i diversi tipi di arti marziali, ma per questo studio eravamo più interessati a capire la differenza, in termini generali, tra chi pratica un’arte marziale e chi non lo fa.

Test di Sparring

Abbiamo invitato i praticanti al nostro laboratorio e raccolto i dettagli della loro esperienza nelle arti marziali (incluso lo stile, la frequenza di allenamento settimanale e da quanto tempo praticano la loro disciplina) prima di sottoporli al test (con dei task specifici da svolgere attraverso il controllo di un computer).

I partecipanti, osservando una fila di cinque frecce, dovevano rispondere in base alla direzione della freccia centrale, premendo un tasto specifico su una tastiera (“c” per le frecce rivolte a sinistra e “m” per quelle che guardavano a destra) il più rapidamente possibile. In alcune prove, è stata data loro un’indicazione, una specie di avvertimento che li informava che le frecce stavano per apparire sullo schermo, mentre altre prove non prevedevano alcun avviso o segnale premonitore.

Di solito, per quanto diverse, tutte le arti marziali prevedono allenamenti al combattimento (full-contact, controllato o simulato) con un compagno. Uno degli obiettivi di questo tipo di training è far sì che i praticanti rimangano concentrati per evitare che il loro partner li colpisca. Dopotutto, nessuno vuole essere preso a pugni in faccia.

È raro che un avversario, durante una sessione di sparring, fornisca un chiaro avvertimento sul momento esatto in cui sferrerà un pugno, quindi il partner in difesa deve restare attento e vigile in ogni momento, per essere pronto a schivare il colpo.

Durante la nostra ricerca, i praticanti di arti marziali hanno prodotto punteggi più alti rispetto ai non praticanti. Ciò significa che gli artisti marziali hanno risposto alle frecce più velocemente, specialmente quando non hanno ricevuto alcun avvertimento. Fatto che ci porta a concludere che hanno sviluppato un maggiore livello di vigilanza e, probabilmente, un maggiore controllo cognitivo.

Abbiamo anche esaminato gli effetti della pratica di arti marziali a lungo termine e abbiamo riscontrato che la vigilanza è migliore negli artisti marziali con maggiore esperienza. I partecipanti con più di nove anni di esperienza nella rispettiva disciplina hanno mostrato una miglior prontezza nei nostri test. Ciò suggerisce che quanto più a lungo una persona si allena nelle arti marziali, tanto più grande sarà la ricompensa in termini di attenzione, vigilanza e controllo mentale.

Facendo un ulteriore passo in avanti, sembra che gli effetti di questa attenzione potenziata possano durare a lungo e non si limitino a un breve picco subito dopo l’allenamento.

Benché ci sia chi sostiene che le arti marziali siano soltanto una tra le molte attività capaci di migliorare la salute e il fitness, ciò che noi e altri ricercatori abbiamo scoperto è che la loro pratica produce una di quelle rare combinazioni di fattori che aiutano a migliorare significativamente tanto il cervello quanto il corpo.

Ashleigh Johnstone è ricercatrice in neuroscienza cognitiva presso la Bangor University. Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista The Conversation

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