Halloween Free Day: “vestiti” da karateka!

Per Halloween, quest’anno, “vestiti” da karateka! Martedì 30 ottobre 2018 Wado Waza festeggia l’antivigilia di Ognissanti con un Halloween Free Day all’insegna di un di karate da brividi! Con l’occasione, i due allenamenti dedicati rispettivamente ai bambini (dai 6 ai 13 anni) e ad adulti e ragazzi (da 14 anni in su) saranno aperti e gratuiti per chiunque voglia partecipare.

Non è necessaria alcuna prenotazione: basta presentarsi con sufficiente anticipo al desk del centro sportivo Life Sport Wellness e chiedere di partecipare all’Halloween Free Day di karate. Alla fine dell’allenamento, i più piccoli riceveranno un gadget simpatico spettrale a ricordo della giornata.

Ecco gli orari:

  • Bambini (da 6 a 13 anni):                          17.00 – 18.00 (sala Green)
  • Ragazzi (da 14 anni in su) e Adulti:       19.45 – 21.15 (sala Green)

Non perdere l’occasione, festeggia la vigilia di Halloween con noi. Diventa un karateka da paura!

Wado Waza Special Class!

Venerdì 6 luglio, dalle ore 18.00 alle 19.00 si è svolta la prima Wado Waza Special Class, un allenamento speciale – gratuito e aperto a tutti – per inaugurare la collaborazione tra Wado Waza Karate e il centro sportivo Life Sport Wellness.

Infatti, dalla stagione sportiva 2018/2019, la Life diventa la nostra nuova casa. Già dal mese di luglio Wado Waza ha avviato il corso di Avviamento al karate tradizionale Wado-ryu per i bambini iscritti al Centro Estivo della Life Sport Wellness, ogni martedì e giovedì dalle ore 9.00 alle 10.00 del mattino, mentre dal 4 settembre 2018 tutti i corsi, incluso quello serale per gli adulti, ricominciano regolarmente nel pomeriggio, sempre di martedì e giovedì, come indicato sul nostro sito web, nella pagina dell’orario.

L’allenamento della Special Class era aperto a tutti, adulti e bambini da 6 anni in su. Hanno partecipato più di venti atleti, tra grandi e piccini, ai quali si sono aggiunti tre bambini che hanno provato il karate per la prima volta.

Prima dell’allenamento c’è stato un piccolo rinfresco di benvenuto offerto dalla Life Sport Wellness. Adesso non resta che andare in vacanza e rivedersi, belli carichi, a settembre. Vi aspettiamo!


Il centro sportivo

Il centro sportivo Life Sport Wellness è dotato di una piscina di 25 metri con impianto di depurazione ad ozono, un’ampia sala pesi con le più moderne attrezzature, diverse zone fitness e tre ampie sale attrezzate e insonorizzate per i corsi. Tra le attività proposte dalla Life Sport Wellness, oltre al karate, troviamo vari corsi di nuoto, acqua-gym & acqua-step, body building, omnia, fitness, cardiofitness, pilates, triathlon, danza moderna e l’innovativo Gympx – Posture Corrette.

Il corso di karate per bambini e ragazzi fino a 13 anni d’età si svolge nella Sala Blue (circa 75 mq) mentre l’allenamento serale per gli adulti e i ragazzi (da 14 anni in su) si tiene nella Sala Green (che supera i 100 mq). Entrambi le sale hanno ampi specchi alle pareti e sono pavimentate con parquet di qualità.

La struttura è moderna, pulita e dotata di una confortevole zona riservata all’accoglienza, adiacente a un piccolo bar interno, con tv, divanetti e area relax per gli accompagnatori. Per i componenti dello stesso nucleo familiare sono previsti sconti e agevolazioni su tutte le attività offerte dal centro, e tra i tanti servizi proposti c’è anche un piccolo centro estetico.

 

Da uno specialista per gli specialisti: il nuovo seminario di Roberto Danubio per soli istruttori

Insegnare e allenarsi non sono la stessa cosa. Ciò nonostante, di solito i seminari di karate sono rivolti indistintamente sia agli istruttori sia ai semplici praticanti. Non c’è nulla di sbagliato in questo, chiariamolo subito. Mettere assieme persone con diverse capacità e ruoli differenti consente di confrontarsi e condividere dubbi e certezze, favorendo una più rapida crescita in chi di solito è allievo e una maggiore consapevolezza di chi di solito insegna. Ma proviamo a pensare, per un attimo, a un seminario dedicato esclusivamente agli istruttori, uno stage progettato da uno specialista per degli specialisti, da un allenatore per altri allenatori che, come lui, condividono il compito dell’insegnamento del karate e della trasmissione della propria conoscenza ed esperienza. Non sarebbe desiderabile? Non sarebbe utile?

Roberto Danubio sensei, 7th dan JKF Wadokai, deve aver pensato di sì. Perciò ha progettato una full-immersion di tre giorni fatta su misura per gli insegnanti di karate. E dopo averla frequentata posso assicurarvi che aveva ragione.

Il Seminario Internazionale di Wado-Kai Karate per Istruttori, tenuto da Danubio, si è svolto a Dublino, dal 29 settembre al 1 ottobre, ed è stato uno splendido weekend all’insegna del karate, dell’amicizia e della convivialità. Ma cominciamo dall’inizio.

Sono atterrato a Dublino venerdì 29, insieme ad altri sei amici e colleghi della WKSI – Wadokai Karatedo Shin-Gi-Tai Italia, il branch italiano della Japan Karate-do Federation Wado-Kai, per scoprire subito che l’hotel in cui ci avevano sistemati era, semplicemente, magnifico: un enorme Country Club immerso nel verde della campagna irlandese, a venti minuti dal centro della città. Wow. Ed è stato piacevole scoprire che anche tutti gli altri partecipanti al seminario erano sistemati lì. Ne conoscevamo già diversi, ma è stato bello incontrare tanti nuovi amici di karate provenienti da ogni parte d’Europa. In ogni caso, abbiamo avuto appena il tempo di appoggiare la valigia nella stanza e di indossare rapidamente il karategi prima che il seminario cominciasse.

Eravamo ospiti del dojo di Jimmy Harte, istruttore della JKF Wado-Kai e persona di rara premura e gentilezza. Sul tatami c’erano istruttori provenienti da Austria, Belgio, Gran Bretagna, Finlandia, Italia, Svezia, Svizzera e, ovviamente, Irlanda. Dipendesse dal karate, l’Europa sarebbe già unita, senza il bisogno di trattati e monete. Probabilmente non solo l’Europa, ma il mondo intero.

Come al solito, gli allenamenti di Roberto Danubio sensei si rivelano rudi ma allo stesso tempo limpidi e puri, sfiancanti ma in qualche modo rigeneranti. E, come al solito, ogni allenamento comincia dalle basi: ovvero i kihon. Sembra che nell’idea di karate del maestro Danubio i kihon siano ben lontani dall’essere considerati roba per principianti. Una buona traduzione di kihon potrebbe essere “fondamentali”, ma in Occidente viene reso spesso con le espressioni (forse fuorvianti) di “esercizi di base” o “esercizi elementari”. Qualcuno potrebbe pensare che, visto che sono cose elementari, allora vanno bene per i principianti e le cinture inferiori ma non sono degne dell’attenzione di una cintura nera di una certa esperienza. Danubio ci ha chiaramente fatto capire che questo atteggiamento è sbagliato, punto. “I kihon sono le fondamenta dell’edificio del karate”, ci ha detto. “Se sono buone e forti, allora l’edificio sarà stabile e potrà essere costruito alto. Altrimenti, collasserà sul suo stesso peso, prima o poi”. Questa non è una prerogativa del karate: anche i professionisti dell’NBA praticano  dribbling, passaggi, tiri liberi e tiri al volo durante ogni seduta di allenamento. Quelli sono i loro fondamentali, e li praticano costantemente per mantenere e migliorare le qualità tecniche, ben più complesse, necessarie in una partita di basket. Pertanto, abbiamo passato un bel po’ di tempo allenando il sonoba tsuki, il sonoba keri e il sonoba uke, concentrandoci su hikite, hikiashi, rotazione delle anche, flessione delle ginocchia, retroflessione del bacino ed equilibrio. Ed è stato davvero sorprendente, per me, realizzare quante delle cose che davo per scontate, invece, non lo sono affatto.

Seguendo la stessa impostazione, Danubio sensei ha insistito molto sugli Ido Kihon del programma Wado-Kai (junzuki, gyakutsuki, kette junzuki, kette gyakuzuki, junzuki no tsukkomi, Gyakuzuki no tsukkomi, kette junzuki no tsukkomi, kette gyakutsuky no tsukkomi, tobikomi tsuki, nagashi tsuki) e sui Kata Pinan. Ovviamente, nel corso dei tre giorni, abbiamo praticato anche qualche kata superiore, ma il focus è sempre rimasto sui fondamentali e sui Kata Pinan. E al riguardo qualche parola voglio spenderla.

Molte delle cinture nere che conosco sono alla costante ricerca di nuove tecniche da imparare e, di solito, si mostrano interessate alla pratica dei soli kata superiori. Non sto criticando questa attitudine né intendo dire che sia sbagliata: è giusto che ciascuno pratichi quel che preferisce, come preferisce. Ma pensiamo un attimo a qual è il compito di un maestro di karate e a quali sono le cose che deve insegnare ai suoi allievi per far sì che diventino dei solidi karateka. Pensiamo da cosa dipende la qualità dell’edificio del karate dei suoi studenti. E inevitabilmente saremo costretti ad ammettere che un seminario dedicato ai soli istruttori, paradossalmente, dovrebbe occuparsi soprattutto dei fondamentali.

Ma progettando questo seminario il maestro Danubio non si è limitato a questo. Infatti, lo ha impostato come un’opportunità di confronto e condivisione, coinvolgendo attivamente i partecipanti. Tutti noi, a turno, siamo stati chiamati ad esprimere il nostro punto di vista su una tecnica, una spiegazione, un’interpretazione e così via. Fatto che ha reso il seminario ancora più interessante e coinvolgente.

“Se praticate da venti o trent’anni e non siete maestri, be’, allora nel vostro karate c’è qualcosa che non va”, ci ha detto Danubio durante una pausa. “Avere degli allievi è importante, perché è la nostra opportunità di restituire quello che a suo tempo abbiamo ricevuto dai nostri maestri. È la nostra occasione per contribuire alla tradizione. Perché tradizione non significa diventare una copia del nostro maestro. Tradizione è camminare sul sentiero, ma anche proseguire sul sentiero, andare più avanti. Questo è il nostro dovere. Ed è importante farlo attraverso la pratica e i fatti, non solo a parole. È così che funziona, il Budo”.

Quando sono ripartito, alla fine del terzo giorno, ero carico di tanta roba nuova (e fortunatamente non era roba che necessitasse di un’ulteriore valigia). Mi sono portato a casa nuova consapevolezza, nuove conoscenze, nuove interpretazioni, nuove applicazioni, nuovi esercizi. Ma soprattutto, nuovo desiderio. Desiderio di tornare allo studio, alla pratica, allo spirito del Budo. Desiderio di tornare dai miei allievi e condividere tutto questo con loro.

Grazie, Danubio sensei. Davvero un buon lavoro, come al solito. Ci vediamo al prossimo seminario.

 

La delegazione italiana al Seminario Internazionale di Wado-Kai Karate per soli Istruttori con Roberto Danubio sensei, 7° dan JKF Wadokai – Dublino, 29 settembre – 1 ottobre 2017

Wado Summercamp di Danubio: il sentiero del Budo

Di solito pensiamo a un sentiero o a una strada come a qualcosa di utile a portarci da una parte a un’altra. Quando devi andare in qualche posto cominci a camminare sulla via per raggiungerlo e quando ci arrivi, semplicemente, smetti di camminare. Molto semplice. Molto logico. Ma ho imparato che quando parliamo della via del karate, quando parliamo della parola giapponese “Do”, l’idea comune di strada rischia davvero di portarci fuori strada.

Seiza rei all'inizio dell'allenamento mattutino

L’ho capito partecipando al Wado-Kai Summercamp del 2017, tenuto dal maestro Roberto Danubio, da domenica 9 a venerdì 14 luglio nella località di Filzbach, in Svizzera. Era la mia seconda volta: c’ero già stato nel 2016 e, come potete leggere qui, fu un’autentica rivoluzione per me e per il mio karate. Perciò non pensavo che stavolta sarebbe stato altrettanto scioccante, perché quantomeno sapevo cosa dovevo aspettarmi. Ma, a quanto pare, non si può partecipare a quel seminario di una settimana senza uscirne in qualche modo trasformati. Neanche la seconda volta e, probabilmente, nemmeno le successive.

La cerimonia tradizionale di pulizia del tatami

Eppure il programma del Summercamp è sempre lo stesso: sveglia alle 6:30 per fare colazione tra le 7:00 e le 8:00. Alle 9 in punto dovevamo essere sul tatami per la tradizionale pulizia del pavimento. Non importa quale cintura o grado avessimo: che fossimo imberbi principianti, mature cinture nere o attempati maestri, tutti dovevamo immergere lo straccio nell’acqua con le nude mani, strizzarlo per bene e darci dentro nella pulizia. Sareste sorpresi nel sapere quale senso di pace e soddisfazione si riesce a cavare da questo piccolo gesto di cura per il dojo, per gli altri e per se stessi. Una volta finito il nostro dovere potevamo dedicarci a qualche esercizio di riscaldamento individuale. L’allenamento di karate vero e proprio cominciava alle 9:30. Di solito, la mattina lavoravamo sui kihon e sui kata per un paio d’ore per poi lasciare il tatami e fare una doccia veloce prima del pranzo, visto che veniva servito alle 12:15. Dopodiché, avevamo giusto il tempo di riposare un pochino prima di ricominciare con l’allenamento pomeridiano, tre ore e mezza dedicate principalmente allo studio dei kata e dei kumite. Alle 18:30 facevamo una cena abbondante e da lì in avanti avevamo finalmente l’opportunità di fare quattro chiacchiere in totale relax (e ogni sera si rivelava divertente e interessante, visto che al Summercamp di Danubio partecipano persone provenienti da ogni parte del mondo, come islandesi, finlandesi, statunitensi, tedeschi, italiani e, ovviamente, svizzeri).

Roberto Danubio sensei spiega un kihon kumite

Raccontato così, può sembrare duro ma, in qualche modo, rassicurante nella sua invariabile routine. Ma la verità è che questo schema ha a che fare con la costanza, e la costanza, a pensarci bene, è davvero lontana dall’essere rassicurante. Costanza significa che devi continuare a camminare anche se credi di aver già raggiunto il tuo obiettivo e la tua destinazione. Cosa che può apparire insesata a chiunque pensi che un sentiero sia fatto per portarti da una parte all’altra. E indubbiamente la maggior parte dei sentieri funziona così. Ma non il sentiero del karate. Non il sentiero del Budo.

Avevamo appena terminato un faticoso lavoro sulle forme dei tantodori quando Roberto Danubio cominciò a parlarci. Stava in piedi, al centro del dojo, e ci aveva fatto segno di avvicinarci.

La bellezza e la forza delle donne del Wadokai Summercamp

“Non puoi fare Budo il martedì e il giovedì dalle 18:00 alle 20:00”, ci ha detto. “Se fai Budo, lo fai tutti i tuoi giorni, a tutte le ore. Questo è il vero significato della frase: il karate è un viaggio che dura tutta la vita. Non significa soltanto che devi allenarti ogni settimana per tutta la vita. Significa che se vuoi davvero camminare sul sentiero devi abbracciarlo, incarnarlo e percorrerlo per tutto il tempo della tua vita, e tutto il tempo della tua vita significa ogni singolo minuto”.

Non so per quale motivo abbia voluto dirci queste parole. Forse è preoccupato per l’attuale situazione del karate tradizionale o forse aveva notato in noi, o in qualcuno di noi, qualche segno di inconsistenza marziale e spirituale, oltre che tecnica. Ma qualunque fosse la ragione, queste parole mi hanno fatto riflettere.

Io e la bellissima famiglia Danubio

Spesso penso al mio percorso nel karate come a una serie di obiettivi, cose da spuntare sulla mia check-list. Avanzamenti di grado, diplomi, qualifiche tecniche, seminari, corsi di aggiornamento, nuove tecniche, nuovi kata, nuove gare e competizioni. Somigliano tutte a destinazioni e ciascuna di esse è una specie di posto dove andare. A vederla così, il viaggio nel karate finisce per ridursi a una specie di gita turistica. Scattarsi un selfie dalla Torre Eiffel: fatto. Gettare una monetina nella Fontana di Trevi: fatto. Fare snorkeling nel Mar Rosso: fatto. Roba che fai una volta o al massimo due in tutta una vita. Allo stesso modo, potresti pensare: “Primo dan: raggiunto. Cosa c’è dopo?” oppure “Summercamp Wadokai in Svizzera: ci ho già partecipato. Che si fa, poi?”. La risposta che Danubio indirettamente mi ha suggerito è la seguente: “Dopo c’è la stessa cosa. Dopo si fa che devi continuare a camminare sul sentiero. Continuare a studiare per il primo dan anche se hai già raggiunto il quinto. Continuare a partecipare ai seminari a cui hai già partecipato. Il vero obiettivo è percorrere costantemente il sentiero. Gli altri obiettivi sono solo apparenti”.

La veduta da una delle stanze in cui eravamo sistemati

Questa è stata la mia semplice intuizione. A voi potrà pure sembrare banale, ma per me è stata sconcertante. Ogni volta che vado al Karate Summercamp di Roberto Danubio ne ritorno cambiato. Torno a casa con un karate migliore di quello con cui sono partito – su questo non c’è dubbio – ma anche con un’attitudine più forte e con una più ampia consapevolezza. Certo, ci siamo allenati un sacco e ho imparato o migliorato dozzine di tecniche come i tantodori, i kumitegata, esercizi di coppia, variazioni e nuovi dettagli nei kata e nei kihon kimite. Ma non posso spuntare nessuna di queste cose dalla mia check-list. Non posso dire “fatta” ma soltanto “la sto facendo”, non l’ho imparata” ma la sto imparando”. E spero di non smettere mai di poter dire che le sto facendo e imparando.

Non so cosa ne pensiate voi, ma il prossimo anno io sarò di nuovo al Summercamp di Roberto Danubio in Svizzera. E non vedo l’ora di incontrarvi tutti là. Credetemi: non ve ne pentirete.

E il Summercamp del 2018 è già in preparazione!

 

Wadokai Summercamp Revolution

Pranzavamo di fronte a una vetrata immensa. Abbracciava tutto l’orizzonte e lo sguardo, tuo malgrado, ti si tuffava in picchiata, giù, verso il crepaccio del lago, per poi risalire repentino come un falco, solcando il ripido pendio delle montagne protese verso il cielo. Il Maestro Danubio mi sedeva di fronte e mi parlava del Budo.

La veduta dalla sala mensa del Kerenzerberg Sportzentrum
La veduta dalla sala mensa del Kerenzerberg Sportzentrum

“Il mio maestro, Shingo Ohgami, è una persona umile e modesta. Ha settantacinque anni. È uno dei più famosi maestri di Karate al mondo, ma può dormire ogni notte in un cantuccio a terra senza batter ciglio e vivere con così poco che è quasi un nulla. La prima volta che partecipai al suo Summercamp in Svezia illustrò subito alcune regole di base. Ce n’era una anche per la mensa: tutto quello che mettevi nel piatto dovevi finirlo. Visto che ognuno si serve da solo e ciascuno sa di cosa necessita, la questione si riduce a una semplice questione di misura e responsabilità. Potevi riempirti il piatto quante volte volevi, se era ciò di cui avevi bisogno. Ma niente sprechi. Una donna e suo figlio si ostinarono a lasciare vistosi avanzi, nonostante diversi, cortesi richiami. Il maestro finì per accompagnarli alla porta. È una questione di rispetto per chi al mondo, suo malgrado, non ha di cosa riempire il piatto, ci spiegò. Anche questo è Budo”. Io rimasi un po’ in silenzio, a pensarci su. A pensare a quante volte, ogni giorno, manco di rispetto e difetto di responsabilità. Il Summercamp della Swiss JKF of Wadokai è cominciato così. E ho subito capito che dopo quella settimana niente, per me, sarebbe stato più lo stesso.

Roberto Danubio sensei, 7° dan Japan Karate Federation of Wadokai, non è poi tanto diverso dal suo maestro. Anche lui, allo stesso modo di Ohgami, è un curioso composto di umiltà, disponibilità e severità quasi brutale. L’avevo già incontrato in altre tre occasioni, in altrettanti seminari a Roma. La prima volta, poco più di un anno fa, l’impatto con il suo Karate e col suo approccio al Wado-ryu e alle arti marziali mi entusiasmò e, allo stesso tempo, m’inquietò.

Kihon Kumite
Il M° Danubio mostra il Kihon Kumite Hachihonme con l’aiuto del M° Benitez

L’entusiasmo fu istantaneo e cocente, come un innamoramento. Il suo Karate è qualcosa di vero, solido, concreto e allo stesso tempo profondamente ideale, a tratti spirituale. Nulla viene lasciato al caso o all’arbitrarietà. Nelle sue spiegazioni non c’è traccia di accomodamento né di trascuratezza. Nessuna negligenza, nessuna concessione al conformismo, al cieco ossequio o semplicemente alla pigrizia. Che Danubio sia un uomo dotato di capacità di osservazione, pensiero speculativo e immaginazione non comuni appare un fatto autoevidente. E, per come la penso io, questo fa di lui il tipo di maestro per cui il termine non sarà mai abusato.

L’inquietudine, invece, è arrivata a poco a poco, insieme alla crescente consapevolezza di quanto e quale lavoro ero chiamato a fare su me stesso se volevo aspirare ad apprendere la qualità del Wado-ryu che Danubio mi stava facendo scoprire. Ma quell’inquietudine non era ancora niente in confronto allo sgomento che, in agguato come un lupo famelico, mi aspettava al Kerenzenberg Sportzentrum di Filzbach, Svizzera, in un freddo (7° centigradi) mese di luglio.

Rickarate-13
La sala degli allenamenti, con l’incredibile vetrata sui mondi svizzeri

Il Summercamp del maestro Danubio funziona così: tre sessioni di allenamento, dalle 9.30 del mattino fino alle 17.30 del pomeriggio, in cui pratichi un Wado-ryu di altissimo livello tecnico e marziale a ritmi capaci di farti vedere più volte al giorno un tunnel di luce contornato da serafini e cherubini svolazzanti che al suono di una lira celestiale chiamano il tuo nome e – se non cedi alle chiamate del Cielo – il giorno dopo ricominci allo stesso modo, e vai avanti così, per sei giorni. La sera del primo giorno pensi che non puoi arrivare vivo alla fine della settimana. La sera del sesto, che non puoi più vivere senza allenarti così. Una figata pazzesca.

Eppure, d’un tratto, e del tutto inatteso, per me è giunto lo sgomento. Ora dopo ora, giorno dopo giorno, mi rendevo sempre più conto di quanto fosse friabile il terreno su cui, negli ultimi trent’anni, avevo edificato il mio edificio del Wado. Orfano di Toyama, come (quasi) tutti i wadoka italiani dal 1987 in poi, anch’io come (quasi) tutti avevo finito per deragliare dai binari originari, risolvendomi, anche se con continui mal di pancia, a praticare un Wado snaturato, spogliato di ogni suo principio e ridotto a pura forma senza contenuto.

Il M° Danubio spiega un kumitegata insieme al M° Mark Dahl
Il M° Danubio spiega un kumitegata insieme al M° Mark Dahl

Non più Ido Kihon, ma passeggiate sul tatami; non più Kata, ma coreografie goniometriche; non più Kihon Kumite, ma saltelli sul posto con guantini rossi e blu. Alla fine del terzo giorno un dolore profondo, lacerante, mi ha colto nottetempo costringendomi ad alzarmi e giudicarmi. Ero immancabilmente colpevole. Colpevole di pigrizia (soprattutto mentale), arrendevolezza (allo status quo) e negligenza (verso me stesso). Subito dopo aver ascoltato la sentenza che io stesso avevo pronunciato, in un brutto, bruttissimo quarto d’ora, decisi, pronunciai e ascoltai la mia condanna. Ed era una condanna a morte.

Quella pigrizia, quell’arrendevolezza, quella negligenza dovevano morire giustiziate. Nessuna clemenza, nessuna grazia sarebbe stata più possibile. Affinché il mio Wado potesse tornare a vivere, quelle tre scellerate dovevano andare incontro al loro destino. Il destino che, grazie a questa magnifica esperienza, senza rimpianto, in una notte di dolori addominali – senza sonno ma anche senza stanchezza – finalmente avevo scelto per loro. Che poi, come ogni possibile “loro” – e come insegna la filosofia zen – non erano altro che parti di me. Così, la mattina successiva, con quel che di me restava intatto (o quasi), ancora dolorante, ho ripreso le sessioni di allenamento. E ogni sgomento, ogni inquietudine erano scomparsi. Fisicamente stavo ancora male, è vero. Ma ero sereno, entusiasta, eccitato come al primo giorno di scuola. Perché in fondo non è anche questo il Budo? Apprendere sempre, e dopo aver appreso, apprendere ancora?