Regole del dojo

人格完成に努むること
Sforzati di perfezionare il carattere

誠の道を守ること
Segui la via della sincerità

努力の精神を養うこと
Coltiva l’attitudine all’impegno

礼儀を重んずること
Mostra rispetto

血気の勇を戒むること
Rinuncia alla violenza

Premessa

Wado Waza Karate accoglie e fa suoi gli articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani e dello Statuto del Budo. I nostri praticanti sono tenuti a rispettare i diritti, la dignità e il valore di tutti, indipendentemente da genere, età, abilità, etnia, nazionalità, condizione sociale ed economica, credo religioso, orientamento sessuale e identità di genere.

Dojo Kun

“La via del karate inizia e finisce con il rispetto”
空手道は礼に始まり礼に終わる
Karatedo wa, rei ni hajimari rei ni owaru

1 一 PUNTUALITÀ. La puntualità è fondamentale. Dobbiamo arrivare in palestra con sufficiente anticipo per avere il tempo di cambiarci ed essere pronti a varcare la soglia della sala all’orario prestabilito. Quando per motivi di forza maggiore arriviamo in ritardo, a lezione già cominciata, dobbiamo attendere che l’istruttore ci accordi il permesso di entrare.

2 二 CURA PERSONALE. Indossiamo il karategi accuratamente, premurandoci che sia pulito e non troppo stropicciato. Allacciamo la cintura facendo un nodo preciso, con i lembi di uguale lunghezza. Curiamo sempre l’igiene personale, con particolare riguardo alle unghie dei piedi e delle mani, che devono essere corte per l’altrui incolumità. Sempre per motivi di sicurezza, durante l’allenamento è vietato indossare orecchini, piercing, collane, cavigliere, braccialetti e orologi.

3 三 SERVIZIO. Quando le circostanze lo consentano o lo rendano necessario, prima dell’inizio della lezione o subito dopo, allievi e istruttori provvedono assieme alla pulizia del tatami (pavimento del dōjō). Si tratta di un momento importante di mutuo servizio, umiltà, collaborazione e rispetto di sé, degli ambienti comuni e dell’arte praticata.

4 四 RISPETTO. Il dōjō va considerato un luogo sacro. Gli allievi si rivolgono all’istruttore con l’appellativo di sensei (maestro) e ai suoi aiutanti con quello di senpai. Ogni volta che entriamo o usciamo dalla sala dobbiamo rivolgere un inchino al kamiza (il lato con l’effigie dello stile e l’immagine del fondatore). All’inizio e al termine della lezione di Karate, subito dopo gli esercizi di riscaldamento, si pratica il cerimoniale di saluto: è importante mantenere un atteggiamento concentrato e meditativo durante questo rituale. All’inizio e al termine di un esercizio di coppia o di un combattimento, ricordiamoci di ringraziare sempre il compagno o l’avversario con un inchino.

5 五 SILENZIO. I cellulari devono essere spenti o silenziati per tutta la durata dell’allenamento (salvo casi di motivata necessità). Durante la pratica evitiamo chiacchiere, commenti e qualsiasi atteggiamento che favorisca la confusione o comprometta il clima di concentrazione necessario. Un budoka è sempre attento, ben educato e concentrato, a prescindere da quello che succede intorno.

6 六 RESPONSABILITÀ. I praticanti di grado più elevato hanno la responsabilità di essere un esempio per le cinture di livello inferiore. Chi è meno esperto va aiutato con diligenza, umiltà e cordialità. Dobbiamo essere consapevoli e disponibili, rispettare i compagni di grado superiore e accettarne i consigli. Le cinture nere hanno una responsabilità ancora maggiore e devono dare l’esempio due volte: dentro e fuori del dōjō.

7 七 APPRENDIMENTO. Il compito del maestro è insegnare, quello dell’allievo è apprendere. Ascoltiamo attentamente le indicazioni dell’istruttore e impegniamoci, sia mentalmente sia fisicamente, per metterle in pratica. Dobbiamo essere attenti, scrupolosi e perseveranti. Mantenere un atteggiamento rispettoso e disponibile è essenziale per progredire sul sentiero del budō.

8 八 ARTE. Il Karate tradizionale è un’arte marziale, e come arte va studiato e rispettato con devozione. Se lo consideriamo solo un semplice esercizio fisico o un metodo di difesa personale o uno sport da combattimento non ne comprenderemo l’intima e più profonda essenza, e ogni reale progresso ci sarà precluso.

9 九 CONGEDO. Al termine della lezione lasciamo la sala ordinatamente, senza chiasso. È importante conservare il medesimo atteggiamento anche negli spogliatoi, parlando con un tono di voce moderato e utilizzando un linguaggio rispettoso e appropriato.

10 十 FUORI. Non si può essere bravi nel dōjō senza esserlo anche fuori, nella vita quotidiana. Lasciamoci nutrire dallo spirito del budō, ovunque ci troviamo. Teniamo sempre a mente che le tecniche apprese nel dōjō possono essere pericolose e procurare lesioni molto gravi, pertanto è necessario astenerci dal mostrarle o divulgarle senza un esplicito consenso dell’istruttore. Per lo stesso motivo, ogni praticante deve adoperare l’intelligenza e la forza d’animo di cui dispone per evitare conflitti e situazioni che possano precipitare in uno scontro fisico.

Dichiarazione Universale dei diritti umani

  • Articolo 1. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
  • Articolo 2. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella  presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
  • Articolo 3. Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
  • Articolo 4. Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
  • Articolo 5. Nessun individuo potrà essere sottoposto a torture o a trattamenti o a punizioni crudeli, inumane o degradanti…

Preambolo allo Statuto del budo

Il budō, la via delle arti marziali giapponesi, ha origine nell’antico spirito marziale del Giappone. Attraverso secoli di cambiamenti storici e sociali, queste forme di cultura tradizionale si sono evolute da mere tecniche di combattimento (jutsu) a sistemi di sviluppo personale (dō).

Per mezzo della ricerca della perfetta unità tra mente e tecnica, il budō è diventato un sistema di allenamento fisico e di crescita spirituale. Lo studio del budō incoraggia il comportamento retto, fa progredire l’abilità tecnica, rafforza il corpo e perfeziona la mente. I giapponesi moderni hanno ereditato i valori tradizionali attraverso il budō, che continua a svolgere un ruolo significativo nella formazione della personalità nipponica, come fonte di energia e ringiovanimento senza limiti. Come tale, il budō ha suscitato un forte interesse a livello internazionale, ed è studiato in tutto il mondo.

Tuttavia, la recente tendenza all’agonismo, focalizzata soltanto sulle abilità tecniche e aggravata da un’eccessiva preoccupazione per la vittoria, è una grave minaccia per l’essenza stessa del budō. Per evitare ogni possibile adulterazione, i praticanti del budō devono continuamente porsi sotto esame e sforzarsi di perfezionare e preservare questa cultura tradizionale. È con la speranza di contribuire a preservarne i principi fondamentali, che noi, membri del Nippon Budō Kyōgikai, abbiamo stilato il seguente Statuto del Budō.

Statuto del Budo – Budō Kensho 武道憲章

  1. OBIETTIVO. Attraverso l’allenamento fisico e mentale nelle arti marziali giapponesi, i praticanti del budō cercano di edificare il loro carattere, migliorare la capacità di giudizio e diventare individui disciplinati in grado di dare un contributo alla società in generale.
  2. PRATICA. Durante l’allenamento, i praticanti devono sempre agire con rispetto e cortesia, aderire ai principi fondamentali prescritti dall’arte e resistere alla tentazione di perseguire la mera abilità tecnica invece di ricercare la perfetta unità di mente, corpo e tecnica.
  3. COMPETIZIONE. Che si cimentino in una gara di kumite o di kata, i praticanti devono mostrare lo spirito che sta alla base del budō. I budoka sono chiamati a fare del loro meglio in ogni circostanza, vincendo con modestia, accettando la sconfitta con grazia ed esibendo costantemente l’autocontrollo.
  4. DOJO. Il dōjō è un posto speciale destinato all’allenamento del corpo e della mente. Nel dōjō, i praticanti del budō devono mantenere la disciplina e mostrare la cortesia e il rispetto necessari. Il dōjō dovrebbe sempre essere un ambiente tranquillo, pulito, sicuro e solenne.
  5. INSEGNAMENTO. Gli istruttori devono sempre incoraggiare gli altri al miglioramento di sé e ad allenare diligentemente la mente e il corpo, continuando nel contempo a progredire nella comprensione dei principi tecnici del budō. Gli insegnanti non devono permettere che l’attenzione venga posta sulla vittoria o sulla sconfitta nelle competizioni, né sulla sola abilità tecnica. Soprattutto, gli insegnanti hanno la responsabilità di dare l’esempio fornendo agli allievi un modello di comportamento.
  6. PROMOZIONE. Le persone che promuovono il budō, sostenendone i valori tradizionali, devono mantenere una mente aperta e una prospettiva internazionale. Devono sforzarsi di contribuire alla ricerca e all’insegnamento e fare tutto il possibile per far progredire il budō in ogni modo possibile.

Associazione Giapponese del Budō
Japanese Budō Association
Nippon Budō Kyōgikai

日本武道館 – Nippon Budōkan
Tokyo, Japan
23 aprile 1987